Monica Benincà - Nello Spoglio Vento - Recensioni - Critiche

Monica Benincà - Nello Spoglio Vento

Recensioni - Critiche

{ 19:12, Jul. 8, 2008 } { 3 commenti } { Link }

 

Il Convivio ottobre - dicembre 2009

Paesaggio Astratto.

La poliedricità e l’amore verso le più svariate forme dell’arte fanno dell’opera di Monica Benincà un concentrato d’idee. Il colore e le forme diventano il fulcro della lettura del suo linguaggio artistico. Il blu, il verde e il giallo sono colori che danno voce alle geometrie che rappresentano il mondo. Questa particolare interpretazione le consente di cogliere l’armonia che ordina la vita delle cose. Ma a spingere il tocco del pennello è il suo essere poeta insieme all’occhio critico di fotografo che le consente di trasformare le luci e la materia in linguaggio espressivo. Una scala cromatica che interpreta la natura attraverso la voce di un io che vuole soprattutto evidenziare, attraverso l’intessitura cromatica, un realismo essenziale, dove l’uomo può liberare la propria fantasia. L’opera sicuramente nasce dalla forza fantastica che porta l’artista a scrutare anche l’impenetrabile essenza. In essa c’è in oltre la ricerca di profondità che ne esalta la resa formale e sintetizza la funzione dell’arte. Ecco perché il cromatismo, rafforzato dal ritmo delle alternanze luminose e spaziali, crea immagini che non lascia indifferente il fruitore.

  E.C.

 

Il Convivio anno X n1 Gennaio – Marzo 2009 n. 36.

 

  MONICA BENINCA’– Commenti e Riflessioni, Poesie.

 

  Una poesia che visita le stanze dell’anima riportando ricordi ed emozioni ancora vive e vitali, quasi una rivisitazione che alletta l’anima della Nostra che volentieri ritorna nel tempo perduto a suggere la linfa di un vissuto che ritorna le sue emozioni ancora fragranti. Ed ecco uno sciabordare fra l’onda e la sabbia, un ritrovare stanze ancora aperte a fruire d’emozioni e d’attese, un andare a ritrovare pagine piene che navigano ancora pensiero e sogno per delineare un profilo nuovo, unico e sincero di vita vissuta e rimasto legato al canapo dei ricordi, quasi un ancorare passato e presente in una storia lineare e completa.

  La poetessa cerca emozioni per farne tesoro all’anima, di esse si accresce e si nutre una rivisitazione che spende in mille eco. Il suo passato ritorna come richiamo di una trina pregiata… un sottofondo di versi che conservano intatti la loro fragranza. Una poesia intimistica quella della Benincà espressa con semplicità a confermare l’esigenza del cuore che slacci profili di storie vive ancora e ancora emoziona la poetessa nei suoi ritorni. In fondo la Nostra ci dice che la vita è una linea composta da vari segmenti che convergono in un unico binario il viaggio di ognuno a crescere un’unica storia che vibra d’emozioni e conserva profili ed affetti in un sottofondo che ci resta a “sempre”.

 

Antonietta Tafuri

 

 

...

 

IL CONVIVO, nella sua rivista Artistica - letteraria, n° 35

 

ha pubblicato con mia sorpresa, la mia poesia BOCCIOLO. Grazie.

 

Adorato Bocciolo,

reggi verso il cielo,

ed elogia la luna,

canta per lei,

nella notte silenziosa,

 

...

 

 

MONICA BENINCA’

 

  Monica Benincà, pittrice di acuta sensibilità e raffinatezza, nelle sue opere ci offre la trasposizione d’emozioni, che nasce dalla sua innata attrazione per tutto ciò che è armonia.

 Evidente è l’utilizzo di tonalità cromatiche che orchestramente danno vita a luci e ombre che imprimono il suo linguaggio artistico. Le pennellate ben cadenzate le consentono di creare immagini che risaltano all’occhio del fruitore, così come nell’opera Ballerina, dove la figura centrale acquista un forte significato simbolico, il raggiungimento della serenità. Le note musicali e la colomba rafforzano il dire pittorico di un’artista che mira allo studio di ogni movimento. Infatti nell’opera c’è una unificazione temporale, che rivela la validità sul piano tecnico, in quanto la Benincà dimostra scioltezza, fantasia e mediazione, elementi che riescono ad infondere all’animo momenti di calma contemplativa.

 

 

  La sua pittura, intessuta di poetica vibrazione, svela una realtà dove l’uomo non è in contrapposizione con il mondo, ma in armonia con esso. Quindi armonia di valori non solo estetici, ma anche etici. La sua è una pittura che induce con naturalezza a scoprire i risvolti della quotidiana, una quotidianità fatta d’esperienze esistenziali. Allora chi meglio di una Ballerina può rappresentare ciò? Infatti può comunicare con la musica e con la danza, e quindi con la raffigurazione pittorica di queste due attività, solo chi raggiunge l’equilibrio interiore. Nella Ballerina la musica si trasforma in comunicazione visiva.

 

  Enza Conti

 

 

 

 

Il Convivio anno IX numero 2  Aprile-giugno 2008

33

 

 

Recensione nella rivista il Filo.

INVIATO D'ANONIMO:

mi spiace molto signorina
avendo letto delle favorevoli annotazioni ,o recensioni che ben si voglia di lei, sulla rivista il filo volevo proporle la pubblicazione (gratuita e non a fini di lucro:preciso per lo statuto che lo impone) la pubblicazione della sua "cuori collegati" ,della quale mi piaceva il l'atmosfera incalzante della situazione,
in una fanzine per la quale momentaneamente collaboro
se il progetto avra' esito positivo verrà edito dalla hoepli con sede in milano ,ma vista la sua intemperanza e maleducazione nell'aver cancellato il messaggio, peraltro non offensivo,temo che non sia di nostro interesse promuovere i lavori persone così arroganti.
Mi permetto infine;concludendo; di darle un consiglio:si ponga con un po' piu' di umilta' verso gli altrui pareri:penso sia piu' gratificante vedere riconosciuto ed apprezzato il proprio lavoro piuttosto che prendere posizione nel suo privato blog
ho cercato il suo primo libro per leggere altre sue,ma nessuna libreria o bibblioteca che ho contattato l'ha mai sentita nominare come mai?
ancora distinti e buona fortuna

 

IO SONO CODESTA PERSONA:

Pubblico spesso in forma anonima. E’ capitato ultimamente nell’ultimo anno di pubblicare con il mio nome; ma mi creda che mangiando qualche cioccolatino… un buonissimo a mio parere cioccolatino, forse…

 

 http://nellospogliovento.spazioblog.it/78971/LA+MIA+MALATTIA+---------------------%26gt%3B.html

 

 

 

Recensione artistica – letteraria nella rivista Orizzonti.

In più volumi, presentazione del mio libro.

 

Dopo il primo libro di poesie “Dietro La maschera sociale” arriva “Nello spoglio vento”, un richiamo spontaneo all’ideologia ungarettiana, crepuscolare a tratti decadentistici.

Che cosa ricorda Nello Spoglio Vento?

“Mi ricorda il vortice di corrente che avvolge le foglie secche che di solito si forma nei pressi/vicino al cavalcavia” mi disse Iris.

...

Trattasi di una sìlloge poetica, dal verso lungo e narrativo, in prosa. Un richiamo spontaneo all'ideologia ungarettiana, a tratti decadentistici. La parola d'ordine è il decoro poetico, che parla del sentimento più puro, proveniente dall'inconscio, dove per l'autore s'intensifica nella parola "avvolte", per avvolgere il tempo nella corsa “futuristica” della vita quotidiana, contro il tempo, giocare con il destino, nel suo essere effimero, sfuggente, durante il cammino della vita; incontrare "sembianze umane", avvolte, celate e nascoste, ma soprattutto perse, in una corsa fra le macchine, tra fuochi fatui, un giovane dal caschetto biondo, volteggiando le spalle se ne va. Nell’offesa e nella provocazione, insieme con ciò che ne compete, grida la libertà dell’indifferenza, in una ricerca costante della verità e del valore profondo, umano, dello Spirito Santo, quale l’inconscio.

...

Critica - Recensione, di una mostra fotografica.

Marzo 2007

 

Ciao Monica,

che bello gustarsi le tue immagini, che bello scoprire quello splendido modo che hai usato per raccontarti, attraverso l’interpretazione di quei soggetti, fiori, nuvole ed oltre.

  Ho visto un’acutissima sensibilità, con gusto quasi morboso, per l’analisi, la sintesi, la contrapposizione, l’orrendo e la presenza.

  L’aspetto analitico della tua mente, sposata splendidamente al mistero emozionale delle sensazioni, vuole profonde, vuoi epidermiche, ti hanno permesso, di raccogliere questi splendidi scatti, simili a fumetti.

   Ho visto, rivisto, e poi ancora rivisto, queste tue immagini in ogni angolo, fino a sedermi davanti a loro, e a bearmi della loro presenza.

  Sei brava, sai cosa fare, sai come farlo, ma non bearti di queste belle cose; usale per fare nuovi viaggi, nuovi traguardi.

  L’enorme complessità delle emozioni umane, trovo in te una davvero splendida interprete, ed io amo questo modo di fare arte.

 

 

                                               A. C.

 

  Bello perché è profumato e allusivo, il titolo della mostra di un gruppo fotografico, unito della passione per lo scatto, che privilegia scorci di realtà, fissandoli oltre al tempo…

  L’attenzione per la Natura e il suo evolversi, è ciò che accomuna gli amici di questo sodalizio, che in tal caso ha scelto proprio la primavera da celebrare e raccontare. Tanti dunque, gli spunti e le metafore, del prato in fiore all’orizzonte senza limite, in un’atmosfera d’apertura e di risveglio, che comunica letizia ed energia.

  Questa è la gioia che intendiamo condividere con i nostri appassionati fotografi, bravi anche nell’allestimento interattivo delle loro opere, laddove l’immagine e il suono, insieme generano suggestioni piacevoli.

  Complimenti a loro convinta che il richiamo a quest’esposizione presso il Coricama della nostra città, si confermerà di gran soddisfazione per tutti.

  Annamaria Poggioli,

Assessore alla Cultura.

 

 

 

Ho recuperato il mio cuore,

sperduto nei colli dell’arena

perché ho ricominciato a crederci,

e ho iniziato a sognare i sogni.

 

 

 

 

 

 

Quando non si riesce ad esprimere le proprie emozioni si scrivono...

quelle più intime, quelle più pure, quelle che parlano del cuore...

 

ora credo nei sogni.

 

Monica Benincà

 

 

 

 

 

Milano, li 1 febbraio 2007

 

Ho recuperato il mio cuore

Sperduto per persi colli…

Poesie di Monica Benincà

 

CONSIDERAZIONI CRITICHE E ALTRE CONSIDERAZIONI

 

             Monica Benincà sarà una persona speciale, segnata dalla nascita da un particolare destino, che non è quello della poesia ma dell’artefice multiforme.

             Può e vuole fare tutto come se fosse nata nel Rinascimento e fosse allieva prima e maestra poi di celebri poeti, di architetti, di pittori, di ingegneri e “tuttofare”.

             Certamente nel Rinascimento sarebbe stato sfavorevole essere scienziata e poetessa e più facile cortigiana d’alto rango.

             Ma non è accaduta nell’una né l’altra cosa essendo nata nel nostro tempo.

(Forse è utile segnare la data perché un giorno sarà scritta su di una lapide: 15 novembre 1978).

             Monica Benincà non ha studiato con metodo, secondo i corsi scolastici o altri corsi letteratura e poesia, arte e pittura, e tant’altre discipline. Lei le ha annusate alla rinfusa e ha capito che si tratta della curiosità di far parte del mondo degli artefici, i quali dovrebbero risolvere ogni problema che loro si presenta: La vita è un’esperienza che ciascuno deve vivere per conto suo o in collaborazione con gli altri; comunque si tratta di scoprire.

 

*

 

               Noi che sappiamo molto poco delle invenzioni e delle sperimentazioni di Monica Benincà, conosciamo invece il presente volume inedito, intitolato Ho recuperato il mio cuore sperduto per persi colli.

               Ma non si tratta di poesie come s’intende da molti secoli passati ad oggi; come comunque s’intende la poesia in tempi odierni.

               Per Monica Benincà la poesia nasce con lei, è una sua invenzione, un modo inedito e rivoluzionario d’intenderla.

               Il pathos poetico della poesia della Benincà non sta nella metrica e nelle rime, nemmeno nelle assonanze e dissonanze, sta invece nella “parola”, nel rimbombare e riscontrarsi tra di loro delle parole, che compongono sinfonie (o asinfoniche), che tuttavia hanno un senso chiaro, risuonante nella coscienza e nella subcoscienza collettive.

               Vorrei partire da un esempio antichissimo, da quando non era inventata ancora la scrittura. Ebbene allora c’era la poesia. La gente la ballava e la cantava in modi rituali, come fanno tutt’ora certi residui popoli primitivi.

               Cosa dicevano le parole di quei canti e di quelle danze? Forse nulla, forse suoni accoppiati intonati in canto e controcanto in qualche modo ritmati. Eppure quella di quei selvaggi, era la pura poesia, senza sofisticazioni, senza intellettualismi, senza abbellimenti ricercati, senza inseguimento di effetti: era la purezza, era il fatto che l’uomo aveva scoperto il canto, la poesia, la musica, la danza.

                Allora gli uomini dovevano scoprire molte cose…

                Ora invece gli uomini credono di non avere da scoprire quasi tutto; e lavorano per scoprire quasi tutto, ma nella scienza e nella tecnologia.

                I poeti d’ora, più che fare e sentire poesia, studiano la perfezione di versi nuovi e rivoluzionari; i pittori impastano armonie e disarmonie di forme e colori, gli scultori producono strane forme che sarebbero i loro soggetti deformati, gli architetti degli strani alveari di cui deve abituare l’uomo ape.

                 Monica Benincà è vergine di cuore e di mente, tutte queste cose le sembreranno cose pratiche e utili, ma non novità. C’erano da quando lei era nata e continueranno ad esserci.

                 La sua novità è quello che si potrebbe definire ineffabile, indicibile, quello che si sente e non si sa dire.

                 Il suo cuore è pieno di lirica, ma anche di filosofia, anche di forme nuove, di amore sublimato che vorrebbe trovare parole nuove… ma non trovandole esse sgorgano impetuose come una sorgente.

                 Passano da un soggetto all’altro, mescolando indicibili armonie e talvolta sono così ermetiche che l’Autrice ha bisogno di mettere una piccola spiegazione a fondo pagina.

                 La ragione non centra spesse volte, ma centra ciò che soltanto il cuore può intendere. Anche le più sublimi sinfonie hanno una loro tecnica che gli esperti sanno eseguire, la poesia della Benincà, no.

                  Scrisse un grande poeta tedesco, si chiamava Holderlin (1770- 1843) che la tendenza naturale di tutte le cose è il disordine e che l’uomo si accanisce a mettere ordine. Monica Benincà vede questo disordine, e non ha pretesa di mettere ordine; ma se le parole e i concetti le escono disordinatamente dal cuore pensa che anche in questa possa esserci armonia.

 

*

 

   Dovrei portare qualche esempio delle poesie di Monica Benincà. Ma come si può scegliere in un volume di oltre duecentocinquanta pagine?

   Facciamo allora il gioco della Bibbia: apro a caso tre pagine per riportare tre stralci di poesie, quelle che verranno:

 

1.)    “Vergogna nel viso di un'amante,

che per un gesto brusco,

senza nemmeno il perché,

di crepe ha assopito il cuore dell’amata,

che in giro va cercando di ricucirlo,

quando mai potrà,

riuscire a parlare del disgusto del dolore,

che gli ha provocato.

Non riesce,

non riesce,

sono pene inflitte,

da vergogne che si porta in cuor

lo stesso artefice del folle gesto”…

Eccetera, eccetera.

 

*

 

2.)    “Mitigante ardore,

  febbrile devozione,

  calore insignificante,

  candore di poco conto,

  pensieri maestosi,

  ripercorsi da non so dove,

  soleggiante e accattivante

  dalla luna avvolta nella nebbia,

  direi che è già alba,

per non dire tarda speranza,

nel suo chiaror si è oscurata”…

Eccetera, eccetera.

 

*

 

3.)    “Analizzare e interpretare particolari,

modalità nell’affrontare l’ambiente,

primule violate,

oltre lo scoglio della primavera,

in arcate benedette,

aleggia la gioia,

di una sola fiamma,

che ne illumina la speranza,

ove lo adorna le briciole d’orate,

nel mangiar senza aver fame,

per sofferenze troppo sopportate,

avvolto nel piatto della pietanza,

nel vibrar ancora poca cosa”…

Eccetera, eccetera.

 

   Come si vede il gioco della Bibbia è estremamente riuscito, perché le tre poesie riportate sono sempre più ermetiche l’una rispetto all’altra.

 

*

 

   Gentile signorina Benincà,

        Spero che sia apprezzabile quanto le ho scritto delle sue poesie; e comunque sono stato sincero. Anzi sono scontento di me stesso perché forse non ho saputo trovare le giuste definizioni per una poetessa e una poesia così varie, così multiformi, così fuori dall’ordinarietà. Non direi che lei è genuina, perché spesso è sofisticata, ed ermetica; ma di un ermetismo diverso e ancor più deciso, di quello classico del primo Novecento.

 

 

               

 

                                                                                                                          Teodoro

 

Post n°204 pubblicato il 02 Novembre 2007 da begolia78

Sto leggendo con passione “Dietro La Maschera Sociale” è veramente bellissimo.

Lo trovo molto più “risolto” che “Nello Spoglio Vento”.

Mi piacciono moltissimo le liriche dedicate alla natura, ed anche quelle dedicate ai sentimenti.

In molte cose che scrivi, mi sono ritrovata in pieno.

Come se lo Spirito Santo mi avesse fatto incontrare con te per rielaborare tanti momenti della mia vita affettiva… nell’attesa di comporre anch’io qualche lirica, lirica.

 

 

Le depressioni, le malattie psichiche, oltre ad avere un decorso imprevedibile, ti buttano nel nero più nero, senza energie.

Abbiamo ricevuto tali batoste dalla vita che… abbiamo sempre bisogno di un'amica/o per sorreggerci...

 

Baci!

 

Anonimo.

Non ho mai studiato la poesia contemporanea. Si figuri che mi occupo principalmente di letteratura medievale, e insegno grammatica storica e storia della lingua!
Posso pertanto leggere le sue poesie solo come lettrice comune,  anche meno attrezzata di tanti altri proprio perchè ne leggo pochissima.
Questa mia poca dimestichezza con la contemporaneità letteraria, però, può essere
un vantaggio, perchè posso lasciarmi colpire. E così è stato, infatti.
Ho solo iniziato ad assaporare i suoi scritti, e le dico subito la profonda impressione ricevuta, soprattutto perché la lingua è usata in modo da non far capire al lettore se le allusioni a episodi di vita vissuta (amore, violenza, ecc.) siano da riferire all'esperienza personale di chi scrive o all'esperienza di altri. In ogni caso, ne emerge
una poesia estremamente realistica ma che trascende l'episodio particolare. Questo spazio aperto legato alla sua parola la arricchisce, perchè nessuno può leggere disimpegnando la propria coscienza, ma al contempo non si può limitare il testo a un'elegante notazione biografica o cronachistica.
Come vede, quello che riesco a dirle è ben poco, e soprattutto
è un parere del tutto personale.
Posso però augurarle di poter continuare la sua attività artistica.

La saluto cordialmente

E.L.

 

 

Cara Monica,

Dopo che ci siamo lasciate, ho aperto a caso il tuo libro, mi è capitato di leggere “Occhi”, sono rimasta meravigliata, perché leggendo, ho visto la mia madonnina Patcwork, soprattutto nella frase, …"un caldo abbraccio che sorregge”… il commento lo farò man mano che proseguirò nella mia lettura. Sono molto curiosa, mi piacciono i particolari, penso che questo libro lo leggerò più volte, prima velocemente saltando qua e in là. Poi vorrei conoscere i tuoi pensieri, scoprire come sei nell’anima, con molta più calma. Leggerò e rileggerò, con attenzione quello che mi ha colpito, ed emozionato, impensierito, divertito, e perché no, intristito, proprio perché si leggono “Le fotografie”…

Già intravedo la tua gioia di vivere, di lottare e sperare.

 Non tacerò.

 Ho riflettuto…

 

 

Dietro La Maschera Sociale

Prefazione:

 

 

  Dietro La Maschera Sociale è un’opera ambientata appunto oltre il bisogno d’indossare una maschera, di omologarsi alla maggioranza. Si tratta di una silloge poetica impegnativa in cui l’autrice, Monica Benincà, si misura con una scrittura prosastica e descrittiva (il verso è lungo e narrativo), funzionale a raccontare il proprio sguardo sul mondo senza rinunciare a nessuna sfumatura emotiva. I componimenti contengono riflessioni sui grandi temi (come l’amore, la verità, il tempo, la guerra e con essa il bisogno di pace), partendo dalle piccole storie quotidiane e dalla natura come fonte principale d’ispirazione (nonché luogo di meditazione per eccellenza). In essa, nella natura, l’autrice ama perdersi per poi ritrovarsi: confondendosi con la moltitudine d’elementi che compongono il paesaggio, ella manifesta in quei versi il desiderio di andare avanti oltre ogni esitazione e sofferenza, poiché proprio attraverso l’ascolto di sé scopre di appartenersi fino in fondo (nella gioia e nel dolore).

  In vari passaggi l’autrice sottolinea lo stupore e la meraviglia del poter percepire la propria vitalità, e questa gioia suggerisce un enorme amore per la vita, l’elemento centrale della versificazione di Monica Benincà, il perno su cui ruota tutto il suo discorso poetico:

 

[…]

 

Piccolo battito cardiaco,

che letizia percepirti,

i brividi che corrono nel corpo,

le mani che tremano,

gli occhi che brillano,

di tanta dolcezza ed infinito incanto.

E’ lui che ti parla sempre,

è lui che ti abbraccia,

facendoti sentire il suo calore.

Monica Benincà

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