Monica Benincà - Nello Spoglio Vento - Opere di Monica Benincà

Monica Benincà - Nello Spoglio Vento

Opere di Monica Benincà

{ 02:24, Jan. 19, 2009 } { 0 commenti } { Link }

 2009, Circus

 

 Lo studio:

 

 

 in corso d'opera

 

 

 

 

 

 

 CIRCUS 2009 non ancora finito

 

 un pò elaborato

 

  FINITO

 

  il pubblico in ispirazione ad Ensor, James Ensor.

 

 

  CIRCUS, 2009

OLIO su Tavola.

 


 

 

 

 1994 elaborazione d'immagine

 

 

 

 

 

 

 Elaborazione d'immagine.

 

 

 


 

 

 

 

 Elaborazione d'immagine. 1994 - 2009

 

 


 

 

 2009, PACE.

 

 

 

 

 PACE, 2009. Olio su tela.

 


 

 Materico 2009

 

 

 2009.

 


 

 

 

 

 

 

 

 VIBRAZIONI, effetto ottico. 2009.

 


 

 2009 Bozzetto.

 

 

 Bozzetto in ispirazione/ citazione a P. Manzoni, Scultura Vivente 22 Aprile 1961

 


 

 

 

  2009

 

  In Ispirazione a Mark Rothko

 

  2009

 


 

 

 

 


 

 Un finito non finito. 2009

 

 

 

 

 Finito. Vecchia, 2009.

 

 


 

 disegno su tela, 2009.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 Testa d'uomo. 2009

 

 nello scanner.

 


 

 

  Perché non si riesce a dire mai scusa e mi dispiace veramente? Perché la persona che ama si sente in colpa quando ha torto?

  D’improvviso si svegliò, lo guardò nel volto e pensò: “Che diamine stiamo facendo?” In quel preciso momento lo esclamò lui ad alta voce… lei retrocesse, pensò un attimo alla vita, ai suoi pensieri.

  Così tra un poco senso e la voglia del momento, ebbe paura. Ebbe paura di perdere un’occasione, di anteporre lo sbaglio alla conseguenza del poi, al rimpianto di farlo quello sbaglio, e per come si sarebbe rivoluzionato il suo pensiero e la trasformazione del tutto. Per un istante ebbe anche paura che un giorno sia morta e quel dì sarebbe capitato a breve; stava male, psicologicamente era distrutta, fisicamente non si sentiva molto bene. Le gambe erano sempre più stanche, la respirazione sempre più debole, ma allo stesso tempo si sentiva molto forte ugualmente. Lo guardò nel volto e sorrise. Sapeva benissimo che quel momento avrebbe distrutto o costruito un’intesa... non volle pensare molto. Non volle sostanzialmente concedersi del tutto. Si sentì tirare e rispose ad alta voce, semplicemente al suo stesso pensiero: “Ma sì è la vita!” Una risposta stupida.

  Evitò il peggio, per non dover rimpiangere mai nulla un domani, e per togliersi ogni dubbio e dispiacere nel sentirsi anche sporca dentro.

  Pensò essenzialmente che tutto potesse durare più a lungo. Tutto poteva aspettare, ma si rese conto che la stanchezza del lavoro, insieme alla tarda nottata passata in discoteca, quel bicchiere in più, il sonno che si era già impossessato del suo corpo, gli tolse le forze per negarsi del tutto. Non seppe nemmeno il perché non ce la fece, psicologicamente si sentì debole.

  Nel breve tragitto che conduceva una stanza all’altra, c’era una forza incongrua dentro la sua persona, dove cercava di tornare indietro e stendersi nel letto e ricominciare a dormire; ma non ce la fece, la sua risata la innervosì, e continuò a testa bassa con occhi assonnati e gonfi a camminare dritta davanti alla sua persona. Un passo dopo l’altro.

  Si guardò i piedi e non capì che cosa le stava accadendo. In quel momento nemmeno la vocina che percepiva all’interno della sua mente, riuscì a impedire l’evento.

  Lo distrusse.

  Lo distrusse perchè era un pedofilo.

  Purtroppo però lo è ancora. Questo non bastò.

  Si bucò, ma questo non bastò.

 


 

SCRITTO tra fine dicembre 1998 e inizio 1999: E' solamente Un Racconto.

 

   Pensavo all’amore passato non con tristezza e malinconia, ma come un bel ricordo di vita trascorsa e di rinascita… poi di nuovo tutto si è bloccato.

  Un mese dopo ero stata picchiata da un albanese clandestino nel bagno delle donne… tra l’altro non ero nemmeno stata l’unica… presi il telefono e chiamai l’amore del momento. In ricordo suo pensai, adesso lo tartasso di telefonate anonime. Faccio squillare una sola volta il telefono, poi spengo giusto per dire: “Ho bisogno di te, aiutami.”

  La notte stessa la passai completamente in bianco, come la successiva e l’altra ancora. E questo a rinvangare il passato.

  Alle 3:00 del mattino, mi alzai di scatto per rispondere a due soli, singoli squilli di telefono, nella vaga speranza che fosse lui e mi chiedesse di scendere. Vivevo nella costante percezione che fossero solo sogni.

  Il giorno o meglio la sera seguente gli telefonai ad un’ora decente. Mi feci mille domande su cosa gli avrei detto dopo la sua risposta. Ma furono tre telefonate a vuoto, con l’annuncio della telefonia mobile: “Il cliente da voi chiamato non è raggiungibile”. Così presi la palla al balzo e gli lasciai un messaggio.

  La risposta non so ancora che cosa sia. Pazienza! Dopotutto se l’hanno santificata qualche motivo ci deve pur essere! D’altronde, queste tipologie di storie bisogna prenderle così, come vengono. Tanto il mio tempo libero, sono goccioline di un sole inafferrabile. Quando vuole io, ci sono.

  Una volta mi ha pure risposto, ed io ho messo giù. Il cuore mi batteva a mille, mi sono sentita male.  Sicuramente avrà un’altra, una di passaggio, come sempre.

  … Sì, poi con l’ultimo dell’anno, due più due fanno sempre quattro. Non so se questo è brutto, e non m’importa. Meglio lasciar stare, tanto non mi può aiutare ugualmente.

  Una sera immersa nella mia solitudine scrissi una poesia, intitolata VORREI:

  “Vorrei piangere

   come adesso sta piangendo questo cielo.

   Vorrei consumarmi e poi spegnermi,

   come la sigaretta che sto fumando.

   Vorrei non poter pensare più a nulla,

   spegnermi di continuo,

   continuando a vivere.

   Sentirmi un vegetale,

   dove né il tempo,

  né l’ora ha più importanza.

  Star qui distesa nel letto

  a guardare il soffitto senza vederlo”.

 

  La feci leggere a una mia amica, che subito mi disse: “Era ora!” Ovviamente spacciava di nascosto. Scappai.


 


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