Monica Benincà - Nello Spoglio Vento | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
APPROCCI
{ 22:29, Jul. 29, 2007 }
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Approcci= violenze Ho un conoscente-amico, giovane, che non si rende nemmeno conto che dal suo passato ove ha fatto uso di droghe, ha sostituito lo “Spinello” ed altro, in alcool; in poche parole non se ne rende nemmeno conto ma è alcolizzato. Non parla, straparla, colpevolizzando sempre i suoi genitori, dei suoi fallimenti. E’ capitata una sera in gruppo, che ha cercato di abbordare la cameriera, una veramente bella ragazza, facendole un apprezzamento. Lei in modo chiaro l’ha salutato, con sguardo inequivocabile, e ha proseguito lo svolgere il proprio lavoro. Ecco che il suo aspetto fisico, non era più gradevole, ma addirittura brutto, scortese, antipatico, che altro modo definire il suo rifiuto?! Così ho affermato convinta: “A me sembra ancora una bella ragazza!”, “Non l’hai guardata bene!”, “Direi di sì, dato che mi stava solo a mezzo metro di distanza…perché non dici, mi ha rifiutato, non mi ha calcolato, sono andato in bianco, o alla peggio, mi sono umiliato da solo, invece di affermare nel seguito di poi, che è brutta?!”… Il discorso non è proseguito più di tanto… e fortunatamente non è proseguito in nessun modo, ma abbiamo svoltato pagina per un nuovo capitolo. Ma non sempre è così, soprattutto in discoteca. Persone che non connettevano più, insistevano, insistevano, e poi si vendicavano. Una ripicca, un nuovo approccio, una chiacchiera di troppo, un bigliettino sopra scritto è una Tr**a, se non si passa direttamente alla violenza. Nelle discoteche, nei festini, molte ragazze sono violate, senza nemmeno rendersene conto, oppure sì se ne rendono conto, ma tacciono alla madre e al padre, e spesso anche alle amiche, ed iniziano a coprirsi o a cambiare atteggiamento. Fa figo! Pensano alcune, oppure hanno il complesso, del non piacere o del non essere amate, come le amiche. A livello di psicosi la violenza subita, è subito percepita, ma non elaborata, non denunciano, e preferiscono tacere. A livello giuridico è un inferno, un dramma maggiore. Ritornare nel luogo ove tutto è iniziato, e ricordare tutto, ogni atto, ogni gesto, ogni particolare, per ripeterlo, più e più volte, dire mi ha violentata! Oppure dire: “No, non l’ha fatto, ma ha tentato lo stesso”. Cercando, nel non totale giustizia processuale, un Dio superiore giusto, né buono, né cattivo. Una mano nel seno, nel sedere, nel posto intimo, mentre dormivo… e poi scoprire che anche a tua madre è successo tempo indietro, anche lei è scappata dalle grinfie del datore di lavoro, anche lei si è vincolata, per liberare i polsi, e per potergli scappare da sotto le gambe. L’amica? L’amica uguale, nella notte gli hanno allungato le mani mentre dormiva, perché si fidava come con un fratello, anche lei bella come il sole, il datore di lavoro tra un apprezzamento e l’altro gli ha allungato le mani… “Cosa ci fai ancora là?! Trovati un altro lavoro!” Ma il lavoro è precario e lei subisce. Oppure erano in tre, sopra al palco del teatro, avevano circa tredici anni, le reggevano i polsi davanti ai professori impegnati nei loro discorsi, cercavano di toccargli il seno, le parti intime, il maggiore da dietro, fingeva l’atto sessuale, era una bella ragazza. Non era più serena, dura come l’acciaio. Una professoressa, nel girarsi per la seconda volta, grida: “Ma cosa state facendo, ora basta!” è tutto finito, ma il suo sorriso amaro, d’imbarazzo precedente, che nascondeva il pianto, s’è trasformato nel suo non sorriso, tra le grida, e nell’infinito colloquiale un silenzio, tacito. Non la vidi più per molto tempo… Guardavo incredula, mi parve di rivedermi io bambina che fissava quella maestra all’asilo nido. Andai da loro con le lacrime agli occhi, per quel bambino ribelle, che mi chiuse l’anta dell’armadio nel collo, mentre riponevo la valigetta. La risposta fu: “Ma sì” ignorandomi completamente, e nell’insistere, affermare il non è successo nulla! Ne ricercai il preventivo isolamento, per evitare il peggio. Eravamo in pochi ad arrivare presto… non oso immaginare una violenza, come affermano gli ultimi quotidiani locali, su bambini che non si rendono nemmeno conto di cosa comporta, un atto simile. I ricordi si assestano, e tornano come dei FlashBack, a pezzettini tra il presente e il passato. Ricordo bene, quelle poche scene, ma il contorno non l’ho guardato, forse sì ha fatto qualche cosa, forse sì l’ha richiamato, ma per la diagnosi all’età di 4anni, sul problema di un “reuma” al cervicale destro, quella chiusura dell’anta dell’armadio, era un segno, dopo il mio ricovero in ospedale. © Monica Benincà 2007
©Monica Benincà 2007
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SIAMO SEMPRE ALLA RICERCA DI QUALCHE COSA, MA DI CHE COSA ALLA FINE, NON Sì SA.
© Monica Benincà 2007
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