Monica Benincà - Nello Spoglio Vento - DOPO D'ESSERE STATA BOCCIATA ALL'ESAME DI

Monica Benincà - Nello Spoglio Vento

DOPO D'ESSERE STATA BOCCIATA ALL'ESAME DI

{ 01:59, Aug. 28, 2007 } { 0 commenti } { Link }

ECONOMIA E TECNICA della PUBBLICITA' SCRISSI QUESTO:

Gennaio-febbraio 2006

 

Verrò martedì prossimo,

e le dimostrerò con i fatti, non con delle semplici teorie, la motivazione del perchè quell'insufficienza in un esame di pubblicità non la merito.

Il foglio esposto per l'esame, era troppo poco spazioso per essere esaustivi nelle motivazioni, commenti e spiegazioni.

Di discussioni e di fatti-eventi-prodotti da commentare ce ne sono un'infinità, e un'infinità ancora, mi capisce? Basta partire dalla base e dal concetto del bisogno, un’analisi situazionale assai più complessiva e radicata nel suo essere intrinseco.

Il bisogno sotto forma di stato negativo che pone l'individuo alla necessità di comprare qualche prodotto, io credo che c'è da discuterne nella pratica, più che nella teoria, perché come discorso teorico direbbe ideologico, sono convinta che sia l'unico modo per portare avanti la produzione, e l'inventiva; ma a livello economico, soldi che fuoriescono dalle tasche degli operai (uno stipendio discreto, c'è di peggio! Anche se all'apparenza non sembra), osservando una base di stipendio mensile non solo quindicinale, contando bollette e sussidi, arresterei il concetto di bisogno solo al livello di sopravvivenza, alla prima scala di Maslow, alle altre mi soffermerei a riflettere un attimo. Farei una stratificazione o segmentazione, qual si voglia dire, del mercato come argomento di nicchia, se portiamo il tema della soddisfazione personale, perché un budget limitato nelle proprie tasche può ad alcuni causare dello scontento, ma questo si ferma in psicologia come "lamentela" personale, perché sul piano economico non si spende. A questo punto torniamo alla mia analisi di partenza che non sempre il bisogno che pone l'individuo in uno stato negativo, porti a spendere e quindi a consumare (sempre se il nostro acquirente non soffra di qualche mania, o malattia psicologica!).

C'è chi, come la mia persona, quand'è felice, annette un valore all'acquisto di una borsa molto costosa, di una marca assai nota, e chi non se lo può permettere nemmeno quando è felice, e trasferisce il suo desiderio di spesa a Portaportese (per fare un esempio), dove i prodotti sono di seconda mano. In questo caso non si parla più di marche o sotto marche, o di una marca ombrello da inserire nel mercato, stilando una mappa percettiva. Forse facendo un'adeguata riflessione, si può parlare di un recupero di marca... ma anche in questo punto, il discorso diventa più implicito e approfondito, rischierei di dilungarmi troppo. Nella moda per esempio, di recupero, più che di stile, che di marca, porta con sè una citazione d'essa stessa, n'è testimonianza assoluta, il ritorno dei quadri bianchi e neri della "Milva", la moda optical, o un recupero dei Mod, il cascetto, come taglio di capelli, solo che allora era "D'oro della Caselli", ultimamente il Bit generation, si va a citare il noto scrittore promotore di questo movimento giovanile, Keroack, oppure riportando un verso della mia poesia, del mio libro in uscita tra breve "Con me a spasso in un baglio", i Levi's, o un'altra marca di jeans, e ecc... lì ognuno ha portato il suo vantaggio e distinzione, che è il punto focale in commercio, delle borse-baglio, enormi per non dire gigantesche, "in modo da far stare tutto", poiché propongono la vendita di più cellulari per individuo... e anche in questo caso, si partirebbe a commentare un'altra discussione, un'altra mappa percettiva, un'altra swot analisi, un'altra analisi situazionale e quanto altro compete, di riferimento alla situazione del posizionamento nel mercato, e della marca, non che manipolazione delle persone... oppure se s'osserva la “X nota marca” come valore di marca, per un fatto a me sconosciuto, è sceso; il valore del suo prodotto è limitato anche nel costo, rispetto alle concorrenti, cosa che a me ha stupito molto l'ultima volta che sono andata al supermercato; anche in questo punto ci sarebbe da sostenere una ricerca motivazionale, credo perché non abbia rinnovato il prodotto con delle novità, oppure ha giocato d'astuzia, puntando sul fatto che è una marca nota, l'acquirente annette comunque un valore, e l'acquista proprio perchè è nota e costa poco, alla base di un fattore concerrenziale, in breve, per causa dell'aumento della concorrenza e delle sottomarche, anche se qualità e prezzo, vanno a braccetto (con eccezioni)... ma non vorrei dire delle dicerie, sebbene ne ho avuto conferma, nell'osservare un certo tipo di mercato, e prodotto-mercato.

 

 Qui mi fermo.

 Due parole di getto le ho scritte...

 

 

A Martedì prossimo

Monica Benincà.

 

Così LEI mi bocciò di nuovo... NON CONSEGUII PIù il Diploma di LAUREA. Tanto, sto già facendo Commercio!!!!!

 

Aggiungiamo il fatto che sono una malata reumatica, portatrice di una limitazione fisica, quindi portatrice di un handicap, alla fine del 2004 sono stata degente per lungo tempo, nel 2005 per un’incidente stradale. Ho preparato la ricerca con i miei compagni, cercando di farla entro la vigilia di Natale del 2004. Si sono presentati all’esame, io non sono potuta andare, hanno risposto ad una sola domanda, e hanno preso trenta. Dopo mi sono ripresa, e nell'aprile sono andata in Spagna a trovare i parenti del mio allora convivente. Qui sono sincera, perchè finalmente mi ero ripresa dal mio esaurimento nervoso, causa lavoro-fine settimanale, più lavoro estivo, più il gran dolore, atroce, arrivato all'estremo; purtroppo visibile agli occhi di chi guardava, che mi ha costretta ad abbandonare tutto (bisogno=stato negativo=dolore, non comporta nemmeno l'uso delle sigarette, infatti ho smesso, anche perchè mi sono ricordata che non potevo fumare, nonostante mi era piacevole farlo; anche questo vizio l'ho iniziato solo perchè avevo perso la memoria. In questo caso, chi voleva dimostrare il contrario della mia teoria, si è approfittato di uno stato negativo e psicologicamente instabile, come con un bambino!O come qualunque anziano, o donna, o uomo, con uno stato nervoso eccessivo). Ho rifiutato parecchi voti, perchè avevo la media alta, a parte un 25 in Storia dell'Arte non meritato, da chi ignora Imperio de las luces di Magritte 1954, alla visita al Guggenheim di Venezia, e tutto il Surrealismo. Ecco che io mi presento all’esame dopo un anno, e devo rispondere a tutte e tre le domande, annullandomi tutto il lavoro precedente. Come lo giustificate tutto questo?! E’ Il regolamento! Ma quale?! Assurdo! Una bestemmiante ironia!

Per me anche un 18 andava bene. Ero arrivata perfino a questo punto, ma nulla...

 

Ho dovuto sostenere un processo nel 2004 abbastanza pesante… ma anche questo è di poco rilievo…

 

Ora pongo la domanda: ESISTE ANCORA L'UMANITA'? Soprattutto in quel campo? E se c'è, dov'è?!!!!!!!!

Devo anche ammettere che qualcuno, l'ha dimostrato, che esiste ancora, dandomi ugualmente trenta, anche se alcune foto del mio progetto, guarda a caso, proprio dell'allestimento di due mostre, dichiarato come commento personale, non erano perfette...

 bisogna scendere a compromessi, mi hanno risposto altri, ma quanto costa un compromesso? Tanto da dover igoiare la propria dignità, nel saper d'essere nel vero?

Conosco un signore perfettamente colto. E' un perfetto autodidatta! In questo caso, ha messo in atto la propria passione, e capacità. Non è sceso ad alcun compromesso, nella sua infinita cultura, e non ha fatto danno alcuno. Forse nel lavoro, per accordarsi su qualche evento, giustificato, risiede nella norma.

Preferisco seguire esempi decisamente più sani.

Quel che mi duole, sono gli 575-600 euro di tasse pagate ad Aprile, per mia rea colpa, d'essermi lasciata convincere da mia madre, che crede che un foglio di carta finale, dove c'è scritto "Laureato" ti dia la dignità sociale, e soprattutto la comprensione, per poi commettere frode, e raggiri e peccare d'arroganza. Ovviamente esistono le eccezioni...

In ogni modo, ormai e tardi, come cantò Vasco Rossi, ho pagato. Sinceramente avrei investito quei 1.200.000 (circa) delle vecchie lire, in qualche cosa di più concreto.


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